Chi gioca a dadi non discute se il numero uscito sia buono o cattivo. I dadi sono neutri. L'unica cosa che conta è quanto bene usa il punteggio che gli capita.
La stessa distinzione regge quasi ogni situazione. Le cose che ti arrivano non dipendono da te. Il modo in cui le maneggi dipende solo da te. Chiamare bene o male ciò che è fuori dal tuo controllo sposta il giudizio nel posto sbagliato.
Da qui nasce un equivoco frequente. Dire che una cosa è neutra non vuol dire trattarla con sciatteria. Sciupare ciò che hai fra le mani è un errore tuo, non della cosa. La cura serve, perché l'uso non è affatto indifferente.
L'errore opposto è altrettanto comune. Chi si lascia intimidire dalla posta in gioco gioca male. La paura di perdere la palla è ciò che la fa cadere. Nel gioco come nella vita la mano ferma vale più del desiderio di un risultato.
La combinazione difficile è proprio questa. Impegno pieno su ciò che fai, distacco completo su come andrà a finire. Chi la raggiunge lavora con attenzione e resta tranquillo. Non perché non gli importi, ma perché sa dove finisce la sua parte.