Davanti a chi ci corregge la reazione istintiva è difendersi. Sembra un attacco. In realtà è un'informazione che da soli non potremmo ottenere.
Ognuno ha una zona cieca. Vediamo i risultati delle nostre azioni, non il modo in cui le facciamo. Il tono con cui parliamo, l'errore che ripetiamo, la scorciatoia che prendiamo sempre. Sono cose visibili da fuori e invisibili da dentro. Chi ce le dice ci sta prestando i suoi occhi.
Il meccanismo è semplice. Una critica precisa riduce il tempo che serve a scoprire un difetto. Senza quella voce lo scopriremmo per caso, dopo anni, oppure mai. Con quella voce lo scopriamo oggi e possiamo lavorarci.
C'è però una differenza importante. Vale chi indica anche dove stanno le cose buone, non solo chi elenca i difetti. Il rimprovero utile arriva insieme a una direzione. Chi critica e basta scarica un peso. Chi critica e indica una strada consegna uno strumento.
Per questo conviene cercare la compagnia di chi corregge invece di evitarla. La lode conferma quello che già facciamo. La correzione aggiunge qualcosa che non avevamo. Chi si circonda solo di consensi si condanna a migliorare al ritmo più lento possibile.