Quando un piacere piccolo blocca la strada a uno molto più grande, conviene lasciarlo. Sembra ovvio detto così. Nella pratica quasi nessuno lo fa.
Il motivo è che i due piaceri non si presentano insieme. Il piccolo è qui adesso, concreto e certo. Il grande è lontano, incerto e ancora immaginario.
Il meccanismo è il confronto tra cose disponibili in momenti diversi. La mente non paragona due valori, paragona una sensazione presente con una descrizione. La sensazione vince quasi sempre, anche quando il valore è molto minore.
Da qui una conseguenza pratica. Non serve convincersi che il piacere grande vale di più. Lo sai già, e non basta. Serve invece rendere il grande più concreto e il piccolo meno immediato.
Gli strumenti sono semplici. Descrivere il risultato lontano in modo dettagliato, così smette di essere un'idea. Allontanare di qualche minuto il piacere vicino, così perde il vantaggio della disponibilità.
C'è anche un criterio per capire quando la rinuncia ha senso. Non tutte le rinunce servono. Vale la pena solo quando il piacere piccolo è davvero un ostacolo all'altro, non quando è semplicemente meno nobile. Rinunciare a cose che non bloccano nulla è solo severità inutile.