Uno sforzo fatto per necessità non dice niente su chi lo compie. Chi torna a casa a piedi sotto la pioggia cammina perché ha freddo e fame. A spingerlo è la situazione, non una decisione.
Il conto cambia quando lo sforzo supera lo scopo. Sei arrivato, dentro c'è la cena e c'è il caldo. Esci di nuovo e percorri un altro tratto di strada. Quel tratto in più nessuna circostanza te lo chiedeva.
Lo stesso vale per il ritmo. Prendi un lavoro che richiede un'ora. Decidi di finirlo in mezz'ora. Quello sforzo la natura del lavoro non lo prevedeva. Anche lì stai aggiungendo qualcosa di non dovuto.
Il meccanismo è semplice. Ciò che la necessità produce da sola sarebbe accaduto comunque. Solo l'eccedenza è un dato nuovo, perché nasce da una scelta e non da una spinta esterna.
Da qui viene una conseguenza scomoda. Molte giornate faticose non contengono nemmeno un minuto di sforzo scelto. La fatica è alta, ma è tutta prodotta dalle circostanze. Chi vuole misurare i propri progressi guarda quindi la parte in eccesso, non il totale della stanchezza.