Le persone pianificano con cura dove staranno durante l'inverno e cosa faranno in estate. Organizzano gli spostamenti, le scorte, gli impegni dei prossimi mesi.
Nello stesso tempo quasi nessuno tiene conto del fatto che quel tempo è finito. Il calendario è pieno e l'orizzonte manca.
Il meccanismo è la differenza tra pianificare dentro un tempo e pianificare un tempo. La logistica riguarda l'ordine delle cose. L'orizzonte riguarda quante cose ci stanno davvero. Sono due domande diverse, e la seconda quasi non viene mai posta.
Questo produce un errore ricorrente. Si trattano le occasioni come se fossero ripetibili. Un viaggio rimandato, una conversazione rinviata, un mestiere che si proverà più avanti. Ognuna sembra spostabile perché il calendario ha sempre un mese dopo.
Da qui una domanda che rimette le cose in ordine. Non quando lo faccio, ma quante volte ancora è possibile farlo. Molte attività che sembrano frequenti hanno in realtà un numero piccolo di occasioni residue.
La ricaduta pratica non è vivere nell'ansia. È usare quel numero come criterio di scelta quando due impegni si contendono la stessa giornata. Tra i due, passa avanti quello che ha meno occasioni rimaste.