Le forme di moralità non spariscono durante una violenza collettiva. A volte diventano perfino più rigide.
Un dettaglio ricorrente lo mostra bene. Chi partecipa rifiuta il denaro e gli oggetti di valore delle vittime. Li raccoglie e li consegna a chi di dovere. Su quel punto non si concede nessuna eccezione.
Il meccanismo è il disinteresse usato come prova. Chi non guadagna nulla si sente al di sopra di ogni sospetto. Il ragionamento interno è che un ladro ruba, quindi chi non ruba non è un criminale. Il rifiuto del bottino diventa la dimostrazione della propria rettitudine.
Il paradosso è che quella prova riguarda solo il movente, mai l'atto. Si può fare una cosa atroce senza ricavarne niente. Anzi, non ricavarne niente rende più facile continuare. Toglie l'unico dubbio che avrebbe potuto fermare la mano.
È la trappola più difficile da vedere dall'interno. Chi agisce per una causa controlla di non avere secondi fini e si ferma lì. La domanda utile è un'altra. Non conta cosa ci guadagni. Conta cosa succede a chi sta dall'altra parte.