L'accordo dentro un gruppo si ottiene in due modi molto diversi. Uno è la costrizione, fatta di regole, controlli e sanzioni. L'altro è capire tutti la stessa cosa nello stesso modo.
Il secondo modo non ha bisogno del primo. Se lo scopo è chiaro allo stesso modo per tutti, il coordinamento viene da sé. Nessuno deve essere convinto o sorvegliato. Ognuno fa la sua parte perché vede il perché.
La costrizione allora non è il fondamento dell'ordine. È la toppa che mettiamo dove manca la comprensione. Più le regole si moltiplicano, più stiamo ammettendo che lo scopo comune non è chiaro.
Nella maggior parte dei gruppi succede l'opposto. Ognuno usa le proprie parole con il proprio significato. Nessuno si accorge di essere frainteso, perché la conversazione fila lo stesso. Ci si intende solo sulle cose senza importanza.
Il primo passo per uscirne non è parlare di più. È accorgersi che non ci si sta capendo. Chi comincia a chiedersi se è stato capito ha già cambiato direzione. Chi lo dà per scontato costruirà accordi che si sfaldano al primo caso difficile.