Ogni attività attinge da una riserva di energia dedicata. Le riserve piccole sono due per ciascuna funzione. Dietro di loro c'è una riserva grande che le rifornisce.
Quando una riserva piccola si svuota arriva la stanchezza. Viene voglia di sedersi oppure di pensare ad altro. Poi, senza motivo apparente, torna la forza. In quel momento l'attività si è collegata alla seconda riserva. Intanto la prima si sta riempiendo da quella grande.
Il problema nasce quando il consumo è più rapido del rifornimento. La seconda riserva si svuota prima che la prima sia piena. Si torna alla prima, che è piena a metà, e dura meno. Poi si passa alla seconda, riempita solo a un quarto. Ogni ciclo è più corto del precedente.
Alla fine nessuna delle due ha più niente. Solo allora la stanchezza è reale. Compaiono mal di testa, sonno improvviso oppure battito accelerato.
Da qui la conclusione utile. Il primo calo non dice quanta energia hai. Dice che una riserva locale si è svuotata. Una pausa breve, uno scossone o uno sforzo bastano a cambiare il collegamento. È lo stesso motivo per cui una seconda ondata di forza arriva quando sembrava impossibile.