Chi si sente in trappola tende ad attaccare le pareti. Cambia lavoro, città, rapporti. Poi si ritrova nella stessa stanza con un arredamento diverso.
Il meccanismo è che la struttura ha un costruttore. Finché il costruttore resta invisibile, ogni demolizione viene seguita da una ricostruzione identica. Il desiderio che ha scelto quella situazione è ancora attivo e sceglierà una situazione uguale.
Il lavoro utile non è quindi abbattere la stanza. È risalire a cosa la produce. Spesso si arriva a una cosa sola. Una fame che chiede sempre lo stesso tipo di risposta, e che nessuna risposta ha mai saziato.
Il momento in cui quel costruttore viene riconosciuto è diverso da tutti i tentativi precedenti. Le travi cedono da sole, perché nessuno le sta più mettendo su.
La ricaduta pratica riguarda le decisioni grandi. Prima di cambiare tutto, conviene chiedersi cosa si stava cercando nell'assetto che si vuole lasciare. Se la domanda resta senza risposta, il nuovo assetto la riproporrà uguale entro poco tempo.