Fingere di essere in difficoltà è più difficile che esserlo davvero. La finzione richiede proprio il controllo che si sta mostrando di non avere.
Un gruppo può apparire scomposto e restare imbattibile. Questo accade solo se sotto c'è una struttura salda. Ogni unità sa dove si trova e quando rientrare. Da fuori si vede confusione, dentro c'è un ordine che nessuno sta mostrando.
Lo stesso vale per gli altri travestimenti. Chi finge paura deve avere coraggio da spendere, perché dovrà restare fermo mentre l'altro avanza. Chi finge debolezza deve avere forza in riserva, perché dovrà reggere il colpo che ha invitato.
Il meccanismo è che la finzione consuma risorse invece di risparmiarle. Serve disciplina per non reagire quando la situazione sembra sfuggire. Serve saper tornare in ordine in un istante, cosa che un gruppo davvero disordinato non può fare.
Ne segue un criterio di lettura utile. Davanti a qualcuno che appare debole conviene chiedersi se potrebbe permetterselo. Una debolezza vera lascia tracce ovunque, anche dove nessuno guarda. Una debolezza recitata è nitida solo dove si sa di essere osservati.