Esistono due modi di fare un'opera. Nel primo chi la fa decide cosa mettere e perché. Nel secondo l'opera si fa da sé, spinta da stati che l'autore non governa.
La differenza non è di talento. È di controllo. Nel secondo caso l'autore è mosso da idee e umori che non capisce e che prendono una forma qualsiasi.
Il meccanismo riguarda chi riceve. Se la forma è arrivata per caso, agisce per caso. Ognuno ci trova quello che la propria storia gli suggerisce. Se invece i sentimenti sono stati scelti e ordinati, arrivano a tutti nello stesso modo.
Resta una differenza di grado fra le persone. Ciascuno riceve secondo il livello a cui si trova. Ma riceve la stessa cosa, non una cosa diversa.
Il criterio di valore si rovescia rispetto a quello comune. Non è l'indeterminatezza a rendere grande un'opera. È la consapevolezza di chi la costruisce. E quella consapevolezza richiede unità interiore e controllo di sé.