Uno schema disegnato su un foglio resta fermo. Chi lo guarda vede posizioni e collegamenti. Non vede il movimento che quei collegamenti descrivono.
Per questo alcune strutture vanno pensate in moto. Ferme dicono poco. Il senso sta nell'ordine in cui i punti si susseguono e negli incontri che avvengono lungo il percorso.
Il modo più diretto per afferrarlo è occupare un posto dentro il movimento. Ci si mette dentro e si esegue. Il corpo impara la sequenza prima che la mente sappia spiegarla.
Il meccanismo è il ritmo. Un movimento ripetuto impone tempi e attese che il pensiero da solo non produce. Mantiene una tensione costante per tutta la durata. Da quella tensione arrivano idee che leggendo non arrivano.
Ne segue un limite serio per lo studio solo teorico. La descrizione di una struttura dinamica è sempre più povera della sua esecuzione. Chi si ferma alla descrizione crede di aver capito e ha visto una fotografia.