Si crede di essere sempre presenti a se stessi. O la coscienza c'è sempre, oppure non esiste affatto. Sono le due risposte più comuni, e sbagliano insieme. La coscienza è una proprietà che cambia in continuazione. Ora c'è, ora non c'è.
Il meccanismo che la rende invisibile è semplice. La riconosci solo mentre ce l'hai. Quando manca, manca anche chi dovrebbe accorgersene.
Quindi l'assenza si scopre sempre in ritardo. La presenza torna, e solo allora vedi che era sparita da tempo. Riesci perfino a individuare il momento in cui se n'era andata.
Chi osserva questo andirivieni arriva a un fatto scomodo. I momenti di presenza sono brevissimi. Fra l'uno e l'altro corrono intervalli lunghi di funzionamento automatico. Si pensa, si parla e si lavora senza esserne coscienti.
Da qui l'imbarazzo di chi prova a definire la coscienza. Nessuno definisce bene ciò che possiede solo a lampi. Quasi sempre chiamiamo coscienza la semplice possibilità di averla.
La ricaduta pratica cambia la domanda da farsi. Non serve chiedersi se si è consapevoli, la risposta arriva falsata. Conviene contare ogni quanto ci si accorge di essere tornati.