Dentro un gruppo convivono due modi di funzionare diversi, non uno solo. Chi sta nel gruppo pensa insieme agli altri. Un'idea gli sembra solida quando si accorge che è diffusa. Senza quel riscontro non osa trasformarla in azione.
Chi guida funziona al rovescio. Le sue idee reggono anche nell'isolamento. La sua volontà non chiede il sostegno di nessuno per mettersi in moto. Questa differenza non è una qualità morale.
Il meccanismo sta in come viene distribuito l'affetto. Chi investe molto affetto negli altri dipende dal loro sguardo. Ha messo fuori di sé una parte del proprio valore. Chi trattiene quasi tutto l'investimento su di sé resta libero dal consenso. Gli altri contano nella misura in cui servono ai suoi scopi.
L'indipendenza di chi comanda ha quindi un prezzo preciso. È freddezza, non forza di carattere. Il capo che nessuno riesce a smuovere è spesso il capo che non ha bisogno di nessuno.
Da qui una verifica utile su di sé. Chi si accorge di cambiare idea appena cambia l'aria attorno sta usando il consenso come prova. Il consenso però misura la diffusione di un'idea, mai la sua fondatezza.