Il difetto di chi hai davanti salta agli occhi in pochi minuti. Il tuo, che magari è lo stesso, resta invisibile per anni.
Non è ipocrisia, o non solo. È una differenza di posizione. Dell'altro vedi il comportamento, di te stesso vedi l'intenzione.
Il meccanismo è tutto qui. Quando qualcuno arriva in ritardo, tu vedi il ritardo. Quando arrivi in ritardo tu, vedi il traffico, la telefonata, la giornata storta. Nel primo caso giudichi un fatto, nel secondo caso giudichi una storia con delle attenuanti.
C'è poi un secondo effetto che rafforza il primo. Setacciare i difetti altrui costa poco e dà un piccolo piacere. Guardare i propri costa immagine di sé. La mente li mette da parte, come si nasconde una carta scomoda.
Così il difetto proprio resta l'ultimo a essere corretto. Anche quando è il più costoso.
Esiste un rimedio pratico e antipatico. Ogni volta che noti un difetto in qualcuno, fermati un momento. Cerca l'ultima occasione in cui hai fatto la stessa cosa. Se non la trovi, la cerchi male. Quel piccolo esercizio usa la tua vista migliore, quella rivolta agli altri, e la gira verso di te.