Ogni azione parte da un'impressione che sembra vera a chi agisce. Si dà assenso perché una cosa appare così. Ci si muove perché una cosa appare conveniente. Nessuno insegue ciò che giudica dannoso per sé.
Da qui segue una conseguenza scomoda. Chi ruba o tradisce sta seguendo un'idea sbagliata di bene. Non ha scelto il male sapendolo male. Ha visto un vantaggio dove non c'era.
La rabbia presuppone il contrario. Presuppone qualcuno che vede giusto e agisce storto apposta. Se quella figura non esiste, l'indignazione punta a un bersaglio immaginario. Resta forte, ma perde il suo appiglio.
Il modo più utile di dirlo è un altro. Davanti a te c'è qualcuno accecato sulla distinzione più importante. Odiare un cieco perché non vede suona subito disumano. Con l'errore morale la stessa frase passa inosservata.
La ricaduta non è indulgenza. Mostrare l'errore resta possibile e spesso funziona. Le regole e le conseguenze restano al loro posto. Cambia l'emozione con cui le si applica, e quella cambia i risultati.