Ogni azione produce due effetti, non uno. Il primo cade fuori, sulla persona che subisce. Il secondo cade dentro, su chi agisce.
Il secondo effetto è quello che di solito nessuno conta. Compiere un torto non lascia chi lo compie come lo aveva trovato. Lo rende un poco più capace di rifarlo. Abbassa la soglia, prepara la giustificazione, allena il gesto. Chi agisce male si sta fabbricando un carattere che gli resterà addosso quando la circostanza sarà finita.
Qui sta il motivo per cui il conto sembra non tornare. Guardando fuori si vede spesso il contrario. Chi ha imbrogliato ha incassato, chi è stato leale ha perso. Il danno di chi ha imbrogliato però non è nella colonna del denaro. È nella qualità della persona che dovrà usare per tutto il resto della vita.
Il danno esterno spesso si ripara. Una somma si restituisce, un errore si corregge. Il carattere invece non si riporta indietro con un rimborso, perché non è stato tolto da nessuno. È stato costruito.
Da qui viene una domanda utile prima di una scelta discutibile. Non quanto ottengo, ma chi divento se lo faccio due volte.