Nei gruppi molto organizzati vive sempre la stessa convinzione. In cima c'è qualcuno che vuole bene a ogni singolo membro nello stesso modo. Poco importa se quel qualcuno esista davvero o sia soltanto creduto.
Su questa convinzione poggia tutto il resto. Se cade, il gruppo si sfalda subito, salvo dove una forza esterna lo trattiene. Anche le richieste rivolte al singolo derivano da quel legame che scende dall'alto.
Il meccanismo produce una uguaglianza inattesa. Se in cima l'affetto è identico per tutti, nessuno vale più di un altro. Da qui nasce il tratto democratico di comunità per il resto molto gerarchiche. I membri si chiamano fratelli, e non è una metafora vuota.
Il punto meno ovvio riguarda i legami orizzontali. Le persone non si legano prima tra loro e poi a chi le guida. Accade il contrario. Il legame con chi sta in cima è la causa del legame reciproco. Si è compagni perché si ha lo stesso padre.
La ricaduta pratica è netta. Un trattamento di favore visibile non toglie qualcosa a una persona sola. Incrina la convinzione su cui sta in piedi il gruppo intero. Per questo un privilegio piccolo fa più danno di un errore grande.