Chi vuole diventare qualcuno di nuovo deve prima disfare quello che è. Sembra un paradosso e invece è una sequenza.
I passaggi sono tre e vanno in un ordine preciso. Prima ci si sveglia. Poi si muore. Solo alla fine si nasce. Nascere qui vuol dire la comparsa di un io unico e indivisibile. Morire vuol dire lasciare andare ciò che si è stati fino a quel momento. Svegliarsi vuol dire accorgersi di come si funziona davvero.
Il meccanismo sta nel fatto che ogni passaggio rende possibile il successivo. Chi muore senza essersi svegliato non sa a cosa sta rinunciando. Chi nasce senza essere morto porta dentro il vecchio assetto. Diventa una cosa rigida che non cresce più.
Saltare un gradino non accorcia la strada. Produce un risultato storpio che somiglia a quello vero, e che non si riesce a correggere dopo.
La ricaduta pratica riguarda ogni cambiamento profondo. Prima si osserva, poi si lascia andare, poi si costruisce. Chi comincia dalla costruzione monta il pezzo nuovo sopra quello vecchio. E il pezzo vecchio continua a comandare come prima.