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Dhammapada

Pillola

Ripetersi il torto subito è ciò che tiene vivo il rancore

Mi ha insultato. Mi ha colpito. Mi ha battuto. Mi ha derubato. Chi ripete queste frasi dentro di sé tiene acceso il rancore.

Il torto è accaduto una volta sola. Il pensiero del torto accade ogni volta che lo richiami. Ogni richiamo rimette in circolo le stesse reazioni del corpo. Il battito accelera, i muscoli si stringono, la mente cerca vendetta. Il fatto è passato, la reazione è di adesso.

Qui sta il meccanismo. Il rancore non è alimentato da chi ti ha fatto il torto. È alimentato da chi lo racconta di nuovo, cioè da te. La persona che ti ha danneggiato spesso non ci pensa più. Tu invece continui a pagare l'affitto di quella scena.

Smettere di ripetere la frase non significa dire che il torto non c'è stato. Significa togliere corrente a un circuito. Il ricordo resta disponibile, ma non gira a vuoto. Quando smette di girare, l'ostilità perde la sua fonte di energia.

La ricaduta pratica è immediata. Nota quante volte al giorno racconti quella storia, a te stesso o agli altri. Ogni racconto è una ricarica. Ridurre i racconti spegne il rancore più in fretta di ogni perdono forzato.

Resta curioso

Se il rancore vive delle ripetizioni volontarie, perché certe scene tornano in mente da sole anche quando nessuno le richiama?

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