Qualcuno lancia fichi e noci in mezzo alla folla. I bambini si buttano e litigano per prenderli. Gli adulti restano fermi, perché conoscono il valore di un fico. Cariche, titoli e riconoscimenti si distribuiscono nello stesso modo.
Il punto non è che quei premi siano inutili. Se un fico cade nel tuo grembo, prendilo e mangialo. Il punto è il prezzo che paghi per afferrarlo. Spesso comprende spintoni, adulazione e piccoli tradimenti quotidiani. Quel prezzo non compare mai nella descrizione del premio.
Il meccanismo è un confronto mancato. Valutiamo il riconoscimento sul piacere che promette, non su ciò che serve a ottenerlo. Così un vantaggio piccolo assorbe anni di attenzione. E chi lo ottiene riceve la carica, non la capacità di reggerla.
Nella pratica conviene separare due domande. La prima riguarda il valore reale di ciò che insegui. La seconda riguarda la persona che diventi mentre lo insegui. Se la seconda risposta ti mette a disagio, il premio è troppo caro. Un fico raccolto calpestando qualcuno smette di essere un fico.