I percorsi di trasformazione più antichi cominciano dalla cosa più difficile. Chiedono di lasciare casa, legami e occupazioni fin dal primo giorno. Il taglio totale è il primo passo, non il traguardo, e quasi nessuno lo compie.
Esiste una strada opposta, che parte dalle condizioni in cui la persona si trova già. Non chiede rinunce e non sposta nessuno in un luogo speciale. Chiede però una preparazione seria, costruita dentro la vita di tutti i giorni.
Il motivo di questa scelta è preciso. La vita che una persona conduce corrisponde a ciò che quella persona è. Il lavoro e i legami che ha intorno sono un ritratto fedele dei suoi limiti. Condizioni artificiali metterebbero alla prova un lato solo, quello che il luogo speciale ha deciso di sollecitare.
La conseguenza è che nessuna situazione va scartata come inadatta. Chi aspetta il periodo tranquillo per cominciare sta aspettando condizioni che toccano meno parti di sé. La fatica quotidiana è il materiale, non l'ostacolo.
Resta un limite onesto. Alcune condizioni interne o esterne rendono il lavoro davvero impossibile, e riconoscerle fa parte del lavoro. Ma quasi sempre il problema non è la vita che si conduce. Il problema è la fantasia di una vita diversa in cui finalmente si comincerebbe.