Sembra ovvio separare lo studio del singolo da quello dei gruppi. A guardare bene la linea si sfuoca quasi subito.
Chi studia una persona sola cerca come soddisfa i suoi impulsi. Ma quasi mai può togliere di mezzo gli altri. Nella vita mentale di chiunque un altro compare sempre. Compare come modello da imitare. Compare come oggetto del desiderio. Compare come aiuto o come avversario.
I rapporti con i genitori e con i fratelli sono già fenomeni sociali. Lo stesso vale per il legame con la persona amata e con chi ci cura. Studiare il singolo è quindi anche studiare i legami, fin dall'inizio.
Esiste un solo caso in cui l'altro sparisce davvero. Sono gli stati in cui la soddisfazione rinuncia a passare da qualcuno. Quella rinuncia però resta dentro la psicologia del singolo. Non basta a fondare una scienza separata dei gruppi.
La ricaduta pratica è semplice. Quando cerchi di capire perché una persona agisce così, non guardare solo dentro di lei. Guarda chi occupa i posti di modello, di rivale e di giudice nella sua testa. Quei posti sono sempre occupati, anche quando la persona è sola in una stanza.