Il danno collettivo non richiede nessuna cattiva intenzione. Basta che molte persone agiscano in modo automatico, ognuna reagendo a ciò che le capita davanti.
Chi agisce per automatismo non sceglie, subisce. Le sue azioni corrispondono alla sua natura e alle circostanze, e in quel momento non poteva fare altro. Se questo vale per una persona, vale per cento e per un milione. La quantità non aggiunge coscienza, moltiplica soltanto gli effetti.
Il meccanismo è semplice e sgradevole. Le azioni consapevoli si possono coordinare verso uno scopo comune. Le azioni automatiche no, perché nessuna tiene conto delle altre. Si sommano per collisione, e molte spinte cieche insieme producono distruzione anche quando nessuno la voleva.
Da qui una conclusione che sposta la responsabilità. Il male più grave non nasce da chi decide di compierlo. Nasce dalle manifestazioni involontarie di persone convinte di essere spettatrici. Cercare il colpevole diventa un modo elegante per non guardare il meccanismo.
La ricaduta pratica è piccola e concreta. Ogni gesto compiuto senza accorgersene entra in quella somma. L'unico contributo in senso opposto è rendere consapevole una parte di ciò che si fa. Non è molto, ed è l'unica cosa che non accade da sola.