Quando qualcosa crolla, la prima spiegazione che si trova è quasi sempre esterna. Le circostanze, il caso, la mossa altrui.
Molte volte la causa è più vicina. Sta in un tratto stabile di chi decideva. La fretta, la paura, il bisogno di non sfigurare. Non sono difetti morali. Sono regole di risposta sempre attive.
Il meccanismo è la ripetizione. Un evento sfortunato colpisce una volta. Un tratto agisce su ogni decisione, per anni, nella stessa direzione. Basta che sposti di poco ogni scelta e la somma diventa enorme. Per questo i grandi fallimenti hanno spesso una firma riconoscibile.
Ecco perché guardare solo agli eventi non insegna niente. Gli eventi non si ripeteranno uguali. Il tratto invece sarà ancora lì la prossima volta. Produrrà lo stesso tipo di errore in un contesto diverso.
L'esame utile non è quindi la ricostruzione dei fatti. È la domanda su cosa in te ha reso quella strada più attraente delle altre.
In pratica conviene cercare la ripetizione. Metti in fila i tuoi fallimenti e guarda cosa hanno in comune. Se somigliano tra loro, la causa non era la situazione.