Per riconoscere una qualità bisogna in qualche misura averla. Chi non ha mai cucinato non distingue un buon cuoco da uno bravo a presentarsi. Chi non ha mai scritto non vede la differenza tra un testo solido e uno furbo.
Il motivo è semplice. Il giudizio funziona per confronto con quello che conosciamo dall'interno. Se una cosa sta sopra il nostro livello, ci manca il termine di paragone. La vediamo, ma non sappiamo cosa stiamo vedendo.
Ne segue un effetto curioso. Due persone davvero capaci nello stesso campo si riconoscono quasi subito, anche senza dirsi molto. Chi è fuori da quel campo non nota niente di speciale in nessuna delle due. Il riconoscimento è reciproco solo tra pari.
C'è anche una conseguenza scomoda. Non possiamo sapere quanti stanno sopra di noi in una certa capacità. Per contarli dovremmo prima arrivarci. Ogni stima fatta da fuori sbaglia per difetto.
Da qui una regola pratica per scegliere chi ascoltare. Guarda chi viene stimato da chi quel mestiere lo fa davvero. Il giudizio del pubblico misura la fama. Il giudizio dei pari misura il livello.