Una disposizione benevola regge a qualsiasi attacco, ma solo se è vera. Il sorriso di circostanza non serve. Chi recita una parte la abbandona alla prima pressione. Chi è davvero disposto bene non ha niente da abbandonare.
Il meccanismo è nella risposta che l'altro si aspetta. Chi aggredisce conta su una reazione ostile. Quella reazione gli dà ragione e alimenta lo scontro. Se al posto dell'ostilità trova attenzione tranquilla, il suo schema non funziona. L'attacco non trova appoggio e si esaurisce.
Serve però una forma precisa. La correzione va fatta con calma e nel momento in cui l'altro sta sbagliando. Va detta come un principio generale, non come un rimprovero personale. Il tono resta affettuoso e senza doppi sensi.
Ci sono due condizioni che di solito si trascurano. La prima è che non ci sia rancore nascosto sotto la calma. L'altro lo sente e la mitezza diventa un'arma passiva. La seconda è il pubblico. Se correggi davanti a testimoni, l'altro difende la faccia invece di ascoltare. Meglio farlo da soli.
Il risultato non è vincere lo scambio. È non essere trascinati dentro. Chi resta se stesso durante un attacco ha già ottenuto la cosa che contava.